Q-Optics®

Occhiali ingrandenti per chirurgia plastica

Suture fini, campi profondi, sale operatorie con luce difficile: cosa cambia nella scelta di un sistema ingrandente in chirurgia plastica.

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Testo di esempio — bozza da sostituire

In chirurgia plastica il sistema ingrandente lavora in condizioni diverse da quelle odontoiatriche: distanze maggiori, campi più profondi, tempi operatori lunghi e una luce ambientale che cambia da sala a sala.

Distanza di lavoro più lunga

Rispetto al riunito, il tavolo operatorio impone distanze superiori. Questo influenza direttamente la scelta ottica: a parità di ingrandimento, una distanza di lavoro più lunga richiede una configurazione diversa, e la profondità di campo diventa un criterio decisivo quanto l’ingrandimento stesso.

Ingrandimento: più non è meglio

Per la maggior parte della chirurgia plastica ricostruttiva il territorio utile è tra 3,5× e 4,5×. Si sale oltre solo nella microchirurgia, dove il campo ristretto è un prezzo accettabile.

Il peso conta il doppio

Un intervento lungo cambia la percezione del peso: quello che in una prova di dieci minuti è impercettibile, dopo tre ore è il fattore che determina se continuerai a usarli. Le montature in titanio con montaggio TTL restano il riferimento.

Luce e sterilità

Una luce a LED sull’asse dello sguardo elimina l’ombra della mano e del campo, ma va scelta pensando anche alla gestione del cavo e della batteria sotto il camice. È un dettaglio operativo che si valuta meglio in prova che a catalogo.

Questo articolo è una bozza di esempio: il testo definitivo sarà fornito dalla redazione Q-Optics.

Prova

Dalla teoria alla pratica.

Se un articolo ti ha fatto venire un dubbio sulla tua configurazione, il modo più rapido per toglierlo è provare.


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